Lo spermatozoo solitario
tratto da

Da quelle parti gli spermatozoi vivevano sereni, a volte in una grande calma, altre in attesa trepidante, ma sempre ottimisti sul loro futuro destino. Nelle lunghe giornate tutte uguali si incontravano e si riunivano in capannelli, quindi parlavano della loro esistenza a venire.
"Io,
quando sarò alla luce, sarò alto e forte, biondo e con gli occhi azzurri.
Coltiverò la passione per la musica: la trovo una cosa molto 'sanguigna'. Già
da queste parti, quando il sangue
aumenta il suo ritmo, mi sento trasportare e non posso fare a meno di mettermi a
ballare. Spero che avrò una villa con un grande giardino. Darei dei ricevimenti
fastosi, in cui si suonerebbe una musica allegra e si ballerebbe tutta la notte,
bevendo champagne". Così disse uno spermatozoo, con espressione
civettuola.
"Ah! La
musica, la musica", rispose entusiasta un altro. "La musica è vita,
la vita stessa è una musica. Musica di rumori e di silenzi, ritmo di giorni e
di notti, di lavoro e di riposo, di passi, respiri, corse, affanni. Ritmo
pulsante è anche l'amore: ritmo di baci e di carezze, doni e accettazioni.
Quando
sarò al mondo io non sarò un musicista, no. Non comprerò dischi nè ascolterò
la radio. Quando sarò fuori, respirerò la musica dell'aria e ascolterò la
musica del cielo. Guarderò gli uomini amarsi ed odiarsi, costruire e
distruggere, ridere e sghignazzare e divertirsi; li vedrò perdersi e trovarsi,
e sarò in mezzo a loro, avvolto nei mille colori del mondo".
La
conversazione soleva allargarsi a dismisura e tutti gli spermatozoi, inebriati
dalla favola della vita, prendevano la parola e raccontavano le loro più
riposte speranze, i loro sogni più splendidi su come sarebbero stati una volta
venuti alla luce. Si narrava anche di leggende, di mitici spermatozoi divenuti
due metri di altezza e che con la loro bellezza e la loro forza avevano avuto
nel mondo un posto privilegiato, vivendo tra grandi agi e ricchezze. Si parlava
di donne che avevano partorito venti figli
o che avevano governato regni e comandato migliaia e migliaia di uomini.
Di queste e di tante altre cose continuamente si discorreva da quelle parti,
dove gli spermatozoi brulicavano
Uno
spermatozoo soltanto non diceva mai nulla e tutti lo guardavano con disprezzo.
"Hai
visto quello come fa il prezioso? Chissà cosa crede che diventerà!".
"Forse
non ci ritiene degni di conoscere i suoi programmi. Sicuramente crede che
cambierà il mondo un giorno, illuso".
Questo si diceva sullo spermatozoo solitario e numerose altre cose cattive e lui soffriva di ciò, in silenzio. Se ne andava soletto e ascoltava gli altri chiacchierare e infervorarsi.
A volte un pensiero più bello udito per la via, un desiderio più maestoso degli altri, lo esaltava e si sorprendeva a fantasticare: finalmente, come i suoi compagni, anch'egli avrebbe voluto vivere, uscir fuori. E fantasticava... Poi arrivava la sera ed il suo inconsueto entusiasmo scemava in fretta. Presto la stanchezza lo vinceva e si addormentava, nel solito chiacchierio febbrile.
Il risveglio era sempre il
momento più brutto per lo spermatozoo
Una volta, mentre
passeggiava trascinando stancamente la coda, sentì delle grida confuse. Le urla
sembravano provenire da molto lontano, molto più avanti, in direzione del luogo
in cui, aveva saputo, si trovava l'uscita che immetteva nel mondo. Sembravano
ora urla di gioia, ora di rabbia. Incuriosito camminò in direzione di quel
confuso frastuono e man mano che andava avanti esso diveniva sempre più
assordante. Poi, ad un certo punto, tutto cominciò a tremare, la via si allargò
a dismisura e si mise a vibrare forte sotto di lui. Tutti gli spermatozoi che
erano lì intorno cominciarono a gridare
Lo
spermatozoo solitario vide due spermatozoi, che di solito si intrattenevano
insieme conversando amichevolmente, picchiarsi in modo selvaggio, più
ferocemente di come tutti gli altri si spintonavano, e rimase attonito ad
osservarli.
Ognuno
si faceva strada in qualsiasi modo e urlava, e imprecava. "Fuori! Fuori!
Fatemi passare, maledetti!".
"Anch'io,
fatemi andare fuori, stavolta voglio uscire anch'io!"
Il solitario era ormai rimasto
l'unico, col suo passo stanco, in coda al serpente di folla impazzita, allora si
fermò. Guardò tutte quelle migliaia di spermatozoi allontanarsi velocemente e
intorno
I
rumori si facevano più distanti, sordi, confusi, e le spaventose vibrazioni lo
sballottavano e gli facevano venire la nausea. Allora la solitudine tanto
cercata, evitando sempre di partecipare ai discorsi degli altri che gli davano
così fastidio, fuggendo la loro incomprensibile, stupida allegria, gli fece un
gran terrore. Guardò ancora gli altri spermatozoi, sempre più lontani da lui e
sempre più vicini all'uscita di quella galleria tremante. Sentì un tuffo al
cuore e d'improvviso cominciò a correre forte.
Sempre
più forte correva, sempre più veloce e sentì le lacrime che gli rigavano il
viso e prese a singhiozzare fortissimo. Correva e singhiozzava e tanto sonoro
era il suo pianto, che alcuni degli ultimi spermatozoi della interminabile coda
lo udirono, nonostante il chiasso roboante e la distanza.
"Quello
è sempre stato un po’ toccato". Così commentarono, voltatisi e vistolo
disperarsi nella sua corsa furiosa, e tornarono a muoversi verso l'uscita.
Il
povero spermatozoo arrivò tardi. Fece solo in tempo a vedere un grande bagliore
di luce colorata prima che il gigantesco uscio si chiudesse e le vibrazioni
cessassero. Tutti erano oramai usciti, andati nel mondo di cui tanto avevano
parlato e che tanto li incuriosiva.
Ora
il piccolo spermatozoo pensava che avrebbe voluto vederlo il mondo: chissà come
doveva essere bello, soffuso di quella magica luce indimenticabile! E poi,
avrebbe voluto rivedere i suoi compagni. Come sarebbero diventati? Si sarebbero
avverati tutti i loro sogni?
Pensò allo spermatozoo che
voleva diventare musicista e lo immaginò in un grande teatro. Sul palcoscenico
stava lui solo, seduto davanti ad un lucido pianoforte a coda. Era diventato
alto e biondo e aveva dei bellissimi occhi azzurri, proprio come diceva nei suoi
trasognati discorsi. La platea lo ascoltava ammirata, in
Appoggiato
al grande portone, queste cose lo spermatozoo solitario pensava e piangeva
sommessamente.
Pianse
per molto tempo, fino a quando divenne stanco di piangere. Allora si consolò,
pensando che vicino com'era all'uscita, sicuramente presto o tardi sarebbe
riuscito ad andarsene fuori, e anche lui avrebbe visto il mondo e ritrovato
tutti i suoi compagni. Inoltre, a quel punto, non c'era più la concorrenza da
dover battere: era rimasto solo in quel terrificante silenzio.
Tranquillizzatosi,
decise di dormire un po’, ma proprio allora, quando non c'era il sottofondo
abituale dato dal chiacchierìo che tanto aveva odiato e avrebbe potuto quindi
riposare in santissima pace, non riusciva a chiudere occhio. Si girava e
All'improvviso
un sussulto scosse tutto l'ambiente circostante. Lo spermatozoo balzò in piedi
e si guardò intorno sgomento. Guardò la grande porta tremare, stridere e con
gran fragore spalancarsi. La luce entrò di colpo, ma questa volta era opaca e
portava uno strano odore sgradevole.
Lo
spermatozoo esitò un attimo, poi chiuse gli occhi e saltò nel vuoto.
Il
signor Brandimarte si era svegliato alle sette, come da vent'anni era abituato a
fare ogni mattina. Quella notte lui e sua moglie avevano fatto l'amore con
dolcezza, come sempre, senza troppa fantasia. Ora, prima di andare a preparare
il caffè, vestirsi, svegliare i bambini e uscire per recarsi all'ufficio
Tirò
la catena dello sciacquone, si lisciò i baffi, ricompose allo specchio la rada
capigliatura e sbadigliò sguaiatamente. Poi aprì la porta e si diresse in
cucina.
Il piccolo spermatozoo aveva fatto un lungo, terribile viaggio. Una enorme massa d'acqua l'aveva scaraventato con un boato in un vortice mefitico che sembrava non avere mai fine, che lo aveva soffocato con la sua puzza infernale di feci e di fogna. Ora giaceva tramortito, con la coda afflosciata, in una putrida pozzanghera.
Respirava
piano e raccolse le residue forze per guardare finalmente il mondo.
Tutt'intorno vide montagne di
una materia fetida e notò che il terreno era cosparso di melma verdastra.
Allora chiuse gli occhi. Poi, raccolte le ultime energie, di nuovo li riaprì,
volse un attimo lo sguardo al cielo e ricadde, morto, con il
viso sprofondato nella pozzanghera.
Il cielo era nuvoloso quel giorno e di lì a poco sarebbe piovuto.
FINE